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Museion, dieci anni “on stage”

   
 Sotto l’hashtag #10YearsOn, nato per i festeggiamenti del museo di Bolzano, un progetto visionario che si è trasformato in esempio continuativo. In attesa del futuro Paola Tognon 
 
Museion, dieci anni “on stage”
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10 anni di vita e di attività per Museion, il museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano, la grande scatola trasparente disegnata dallo studio KSV di Berlino che è atterrata sull’abitato, tra le montagne e le acque del Talvera. Solo dieci anni – e non esenti da qualche bufera - per costituire uno tra i musei d’arte contemporanea più importanti d’Italia e dell’area alpina. Dimostrazione della possibilità di raggiungere conoscenza, patrimonio e divulgazione anche a partire da un’area periferica e di confine. Una scommessa vincente che nei dieci anni ha sempre puntato con determinazione sulle attività: le mostre, spesso coraggiose e anticipatrici; le committenze e le residenze; i premi e le collaborazioni istituzionali; gli scambi e le relazioni internazionali; le attività dislocate in sedi esterne, la propedeutica e la didattica; la biblioteca, il bar, un’area di passaggio aperta ad esperienze multidisciplinari, una facciata di luce e proiezioni e infine una collezione - in continua crescita - di oltre 4500 opere schedate, esposte e sempre raggiungibili da studiosi e studenti. 

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Museion Media Façade, 2012. Hilario Isola and Matteo Norzi Large Glass (Editing), 2010. Foto Othmar Seehauser, courtesy the artists

Così, osservando Museion oggi, a solo 10 anni dalla sua ri-apertura e facendo qualche confronto, appare lampante che la strategia culturale vincente non è quella dei grandi numeri ottenuti con mostre attrattive, non la ricerca di modelli di intrattenimento e neppure quella della politica che chiede pegno o cambia rotta al risveglio di nuove passioni. Ciò che Museion dimostra è la forza di un investimento continuativo, scelte politiche convergenti e durature e infine l’energia che scaturisce da una direzione e da un team intraprendente, efficace ed efficiente. Questo è oggi Museion a Bolzano, allo scadere della direzione di Letizia Ragaglia - che conclude gli otto anni concessi dallo statuto di Museion - e con il bando per la nuova direzione aperto sino al 20 luglio. 

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Body Check, Museion, exhibition view, 2018. © Estate of Martin Kippenberger, Galerie Gisela Capitain, Cologne. Foto: Luca Meneghel

Proprio per festeggiare questo decennio intenso, il 2017-2018 è un anno straordinario anche per Museion. Ad aprirlo è stata la mostra "Body Check - Martin Kippenberger e Maria Lassnig” - a cura di Veit Loers, secondo la fortunata strategia che ha visto ogni anno un curatore esterno per la proposizione di un progetto espositivo. Una mostra straordinaria per la qualità e la significatività delle opere, per il rinnovato dialogo sulla pittura e l’indagine sulla rappresentazione del corpo umano, per il confronto tra due artisti diversamente rivoluzionari, per l’analisi del contesto storico-artistico e per il risalto dato alla posizione femminile di cui Maria Lassnig è stata diretta interprete. Una mostra allestita con qualità per offrire al visitatore un’analisi autonoma e indicare percorsi e strategie, silenzi e ossessioni, corpi e volti che nel colore hanno trovato voce ed espressione. Un progetto di ricerca e di critica, prima che espositivo, che ha raggiunto una connessione inaspettata con la mostra "All Too Human: Bacon, Freud and a Century of Painting Life” ancora in corso alla Tate Britain (si confrontino in tal senso anche i cataloghi). 

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Body Check, Museion, exhibition view, 2018. © Maria Lassnig Stiftung/Foundation. Foto: Luca Meneghel

Una parallela attenzione al femminile, a cura di Frida Carazzato, anche nel Cubo Garutti, il piccolo Museion ideato dall’artista italiano per un quartiere decentrato della città, abitato da opere di artiste a cui l’istituzione ha dedicato importanti personali: Gabriela Oberkofler, Isa Genzken, Judith Hopf - in corso - e, da agosto, Rosemarie Trockel. Per i percorsi di approfondimento della collezione di Museion, il progetto Installation Art (sino al 23 agosto 2018) che permette di conoscere ed entrare in opere dal carattere immersivo, installazioni di grande dimensioni e opere luminose; accanto la bellissima mostra di opere su carta di Irma Blank. Da maggio sino a settembre la mostra "Somatechnics. Transparent travelers and obscure nobodies” a cura di Simone Frangi. Nata da un concorso a chiamata per mettere in dialogo la cultura mediterranea con quella nordica, la mostra relaziona le posizioni di artisti che lavorano in Austria e in Italia indagando confini fisici, amministrativi e simbolici attraverso le opere di Pauline Boudry, Renate Lorenz, Danilo Correale, Adelita Husni Bey, Patrizio Di Massimo, Ursula Mayer e Sophie Utikal

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Installation Art, Museion, exhibition view, 2017. Foto: Luca Meneghel

Sempre in corso il progetto speciale di Olaf Nicolai, Carillon: una composizione inedita per campanacci che congiunge l’anima contemporanea di Museion con la tradizione locale. Egualmente per l’opera luminosa di Riccardo Previdi, un OPEN monumentale che ci accoglie nella Piazza Piero Siena. E mentre Museion - Casa Atelier si anima per tutto l’anno con il progetto "1+1=3 o come (de)costruire uno spazio in tre atti” - una sequenza di mostre a cura di Elisa Barison e Davide Bevilacqua con opere di artisti ospitati dalla residenza GAP a Glorenza, durante tutta l’estate la facciata mediale dell’edificio illumina la città con importanti video d’artista mentre lo spazio di Passage ospita eventi di cultura contemporanea, musica, danza e performance. Nell’autunno lo sforzo conclusivo: "Tutto”, la mostra dalle collezioni di Museion e dalla Sammlung Goetz di Monaco che presenterà un’ampia selezione di opere d’arte italiana - pittura e fotografia - create dopo il 1950 e infine il progetto speciale di John Armleder che ridisegnerà gli spazi del quarto piano.

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Museion Media Façade. Foto Othmar Seehauser

Buon compleanno Museion e in questa occasione un ricordo speciale per Piero Siena, l’artista, il comunista, il corridore, l’autore, il critico e l’organizzatore che nel lontano 1986 riuscì a convincere amici, artisti, colleghi, amministratori e politici, sulla necessità di un museo d’arte moderna e contemporanea proprio a Bolzano. A lui si deve il sogno e l’utopia, la struttura e gli obiettivi ed anche il suo nome geniale in una terra trilingue: Museion. 

Paola Tognon
 


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