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Martin Creed: l’ordinario che sorprende

   
   
 
Martin Creed: l’ordinario che sorprende -
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Avete presente quella strana empatia che una persona riesce a suscitare, anche senza averla mai conosciuta, una semplice e curiosa simpatia di pancia, più che razionale? Ecco, questo è quello che si può pensare subito dopo aver scoperto il poliedrico artista Martin Creed, scrollando la homepage del suo sito ufficiale. 
È stato definito come "poeta del quotidiano”, ma lui stesso crede di non conoscere il vero senso di quello che fa; una semplice copertura per non apparire banale o, forse, la semplice e onesta verità? In ogni caso riesce a sorprendere e fa riflettere, riuscendo a cogliere l’essenza irrazionale della vita così come appare, senza grandi manipolazioni. È questo il suo obiettivo, lasciare che gli oggetti della nostra quotidianità parlino da soli.
Un viaggio interiore e universale che si snoda attraverso le sale del Museo Voorlinden, tra una stanza piena di claustrofobici palloncini blu e un’altra che ospita una piramide di variopinte sedie impilate; sullo sfondo una serie di broccoli dai colori vibranti riempie l’intera parete. I suoi cactus, disposti in fila dalle dimensioni decrescenti, affrontano in modo ordinato l’imponente piramide quasi a voler ricordare, almeno secondo un personale gioco di associazioni, le piramidi protagoniste dei sogni di Santiago, il giovane pastore di Paolo Coelho, che rincorre il tesoro al quale è destinato, attraverso le sfide del deserto. In fin dei conti Martin Creed stesso afferma la necessità di liberi e personali significati per le sue opere, non è forse questo il fine ultimo dell’arte, ossia svelare quel significato impercettibile che appartiene alla vita, a volte completamente incomprensibile?
La seconda mostra "Martin Creed: Say Cheese” del giovane museo olandese terminerà l’11 giugno, con una fine posticipata rispetto all’originale scadenza, datata 7 maggio 2017, ancora pochi giorni per prendersi una breve pausa e vedere le sue creazioni.
Esplorazione di un mondo interiore fatto di oggetti ordinari proposti con un’angolazione alternativa, che riesce a sorprendere, come quei libri di cui non si ricorda l’autore, ma le parole perché sembrano appartenerci come se nessuno le avesse mai scritte. (Gaia Tirone)

Fonte: Artnet
 


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