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Arte pubblica o per il pubblico?

   
   
 
Arte pubblica o per il pubblico?
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Ne hanno già parlato in molti, su molte testate di quotidiani ed anche su giornali specialistici. Eppure non mi sono fatta unidea. Sto parlando del lavoro di Kentridge, ovviamente, di  quella meraviglia inaugurata da poco più di un mese e che rischia di essere oscurata dalle famose bancarelle estive che vengono messe sul Tevere. Gli artisti romani hanno gridato allinsulto, e prontamente hanno pensato ad una petizione online. Mi sono subito tornate in mente quelle petizioni fatte sulle pagine dei giornali, quando ci si metteva tutti insieme e si comprava una pagina del quotidiano più illustre e si chiedevano le firme agli intellettuali; non so a voi, ma a me sembrava assai più intelligente. Perché pensare di ridurre la soluzione ad ogni problema chiedendo una petizione online, non siamo in grado di difendere da soli le nostre idee, dobbiamo avere una cordata dietro di persone che avallano le nostre tesi? Ma poi, è giusta questa tesi? Io non riesco davvero a capire da quale parte schierarmi. Ho molto amato il lavoro di Kentridge, e credo sia un peccato perderne la sua immensità, con baracchette di venditori di Kebab. E però cè un però. Perché si sapeva da subito che in quel posto si sarebbero aperte le danze di una sempre più orrida estate romana, piena solo ormai di ristoranti puzzolenti. Kentridge lo sapeva, lo sapevamo tutti. Mi chiedo inoltre se forse, tra laltro, un lavoro di tale portata non debba essere in grado di sostenere anche questa imposizione dallalto della città che lo ha ospitato. Sarebbe meglio impedire la collocazione delle bancarelle, o piuttosto questo potrebbe essere un modo per rendere maggiormente fruibile unopera pubblica, dal pubblico, appunto? Sento in giro molte voci, alcune che sostengono che sia giusto che il lavoro di Kentridge viva modulandosi con le novità della città, altri invece, più integralisti, che pensano che unopera darte debba rimanere tale solo se spuria da ogni accesso esterno. Mi sentirei di essere più dalla parte degli integralisti, perché se è vero che il lavoro è diventato patrimonio della città, è pur vero che non si può utilizzare come quinta scenica dellestate romana. Ma mi aspetto di cambiare idea. 



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