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arte contemporanea, collettiva ALESSIO PONTI ART GALLERY ​ Via Di Monserrato 8 Roma 00186

Roma - dal 18 maggio al 19 giugno 2017

Un bisogno ossessionante di cosmo. Dal Piemonte verso l’Europa: la pittura di Pietro Sassi e Pinot Gallizio

Un bisogno ossessionante di cosmo. Dal Piemonte verso l’Europa: la pittura di Pietro Sassi e Pinot Gallizio -
A sinistra: Pietro Sassi, Il pellegrinaggio alla Madonnina dell’Arapietra, olio su tavola, 15 x 23 cm, firmato e datato sul recto in basso a sinistra “P. Sassi 1901”. Sul verso, presenti le iscrizioni a matita “Espo Roma 1902” e “1901 Luglio 14”.

A destra: Pinot Gallizio, Senza titolo, 1963, tecnica mista su cartoncino (resine plastiche, pigmenti metallici, tempere), 50 x 70 cm, dedicato, firmato e datato sul verso “a Marta / Pinot / Alba maggio 63”, Collezione Marta Lonzi.

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ALESSIO PONTI ART GALLERY
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Via Di Monserrato 8 (00186)
+39 066871425
alessio@ottocento.it
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Doppia retrospettiva dedicata a due grandi artisti piemontesi attivi nei secoli XIX e XX: Pietro Sassi e Pinot Gallizio. In mostra impressioni romane dal vero eseguite dal Sassi e un corpus di opere significative dell'inventore della pittura industriale, il situazionista Gallizio.
orario: 10-13; 16-20, dal lunedì al sabato
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 18 maggio 2017. ore 18.00
curatori: Alessio Ponti
autori: Carla Accardi, Enrico Castellani, Pinot Gallizio, Marta Lonzi, Pietro Sassi
genere: arte moderna e contemporanea, doppia personale

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comunicato stampa
A separarli c’è un secolo di distanza, scandito da due guerre mondiali, dalla rivoluzione delle avanguardie, dalla radicale trasformazione sociale, economica e culturale che ha interessato il loro Paese d’origine, l’Italia, e l’Europa intera. Eppure la pittura di Pietro Sassi ( 1834 – 1905 ) e di Pinot Gallizio ( 1902 – 1964 ), entrambi piemontesi - il primo di Alessandria, il secondo di Alba – sembra accomunata da una caratteristica peculiare della loro pratica artistica: la convivenza dell’attaccamento viscerale alla propria terra d’origine, alle sue tradizioni, ai suoi costumi, con una sperimentazione aperta alle istanze della cultura figurativa europea, a loro coeva, più avanzata.
Se, infatti, Sassi, poco più che trentenne, dopo un primo periodo di formazione svolto nella sua città natale e a Torino, viaggia per l’Europa seguendo le tappe formative dei pittori di paesaggio della seconda metà dell’Ottocento, toccando dapprima Ginevra, dove frequenta lo studio di Alexandre Calame, quindi la Savoia e, per ultimo, Parigi, dove, nel 1865, soggiorna per un mese, visitando musei ed esposizioni; Gallizio, dal canto suo, farà di Alba un laboratorio di sperimentazione creativa capace di mettere in contatto il piccolo centro del cuneese con alcuni protagonisti della neoavanguardia europea.
Ad Alba, infatti, nel 1955 fonda con l’artista danese Asger Jorn e Piero Simondo, il Laboratorio Sperimentale del Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista, sede di ricerca artistica ed elaborazione teorica, la cui attività risulterà fondamentale per la creazione dell’Internazionale Situazionista che lo stesso Gallizio fonderà nel 1957, con, fra gli altri, Guy Debord, Michèle Bernstein, Ralph Rumney e Constant.
La Galleria Ottocento celebra questi due importanti artisti piemontesi con una doppia esposizione, allestita in occasione dell’inaugurazione di una nuova sede espositiva, sistemata accanto allo storico locale sito nel centro storico di Roma, pensato come spazio riservato ad una contaminazione fra la pittura da cavalletto dell’Ottocento e la ricerca di nuovi linguaggi espressivi deflagrata nel Novecento, mettendo in dialogo la ricerca di artisti, lontani per formazione, cultura e sensibilità, ma capaci di incarnare, con analogo talento e furore creativo, il genio italico.
La mostra “Un bisogno ossessionante di cosmo”. Dal Piemonte verso l’Europa: la pittura di Pietro Sassi e Pinot Gallizio si configura pertanto come un percorso costruito su due binari paralleli, lungo i quali, si snodano due significativi percorsi artistici. Da un lato, la pittura ad olio, protesa alla ricerca di soluzioni formali che esaltino i raccordi formali del paesaggio, adottata da Pietro Sassi, si squaderna nella serie di impressioni dal vero eseguite nella città eterna, dove nel 1875 il pittore di Alessandria si trasferisce definitivamente. Dall’altro, le resine plastiche, i pigmenti metallici, le tempere grasse, sismografi del vorticoso ductus pittorico delle opere di Gallizio realizzate nei primi anni Sessanta, rivelano, come scrisse la grande critica d’arte Carla Lonzi, “un bisogno ossessionate di cosmo”. La stessa ricerca di infinito che anima le vedute di una “Roma sparita”, quella dipinta da Pietro Sassi dalla terrazza del suo studio, dal cuore dei monumenti di età imperiale, dagli scorci ariosi e sconfinati della periferia cittadina e della campagna laziale.
Ad arricchire il percorso espositivo, al fine di documentare il milieu artistico frequentato dall’architetto Marta Lonzi, dalla cui collezione proviene l’intero corpus delle opere di Gallizio in mostra, alcuni lavori realizzati da Carla Accardi ed Enrico Castellani, fra i quali spicca la Lampada A. L. 70, un doppio cilindro di metacrilato serigrafato realizzato dalla Accardi proprio in collaborazione con la Lonzi nel 1970.
A margine dell’inaugurazione della mostra è previsto un momento conviviale offerto dall’Azienda Agricola Casale del Giglio di Roma.
 
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