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arte contemporanea, collettiva ISTITUTO GIAPPONESE DI CULTURA ​ Via Antonio Gramsci 74 Roma 00197

Roma - dal 4 maggio al 12 ottobre 2017

BOOM|BEAT|BUBBLE stampa giapponese sessanta|settanta|ottanta

BOOM|BEAT|BUBBLE stampa giapponese sessanta|settanta|ottanta -

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ISTITUTO GIAPPONESE DI CULTURA
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Via Antonio Gramsci 74 (00197)
+39 063224794 , +39 063222165 (fax)
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Dal BOOM economico degli anni ‘60 al BEAT post 68, fino alla bolla speculativa, la BUBBLE (economy) nata negli anni ‘80: 54 stampe di artisti giapponesi dalla collezione dell'Istituto Giapponese di Cultura. In collaborazione con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea.
orario: lun-ven 9.00-12.30/13.30-18.30 merc fino alle 17.30 sab 9.30-13.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 4 maggio 2017. ore 18.30
curatori: Marcella Cossu
autori: Kazumi Amano, AY-O, Yukio Fukazawa, Fumiaki Fukita, Takao Hiwasaki, Shin Kamiya, Yoshio Kanamori, Kosuke Kimura, Noriko Kiyotsuka, Akira Kurosaki, Yayoi Kusama, Kazumasa Nagai, Tetsuya Noda, Kazuhiko Okabe, Manabu Onogi, Toshinobu Onosato, Seishi Ozaku, Yoshishige Saito, Jiro Takamatsu, Fumio Tamura, Lee U-fan, Go Yayanagi, Tadanori Yokoo, Katsuro Yoshida
genere: arte contemporanea, collettiva, disegno e grafica

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comunicato stampa
Dal BOOM economico degli anni ‘60 al BEAT post68, fino alla bolla speculativa, la BUBBLE (economy) nata negli anni ‘80 ed esplosa nel decennio a seguire: il racconto per icone di un paese che si guarda attorno concentrandosi su se stesso. Il mezzo è l’incisione, arte in cui i giapponesi sono maestri dalla notte dei tempi, i temi sono mille, le opere 54, i nomi 24. In collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dalla collezione dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma; storia nella storia, tra acquisizioni e motivazioni, museologia, sociologia e relazioni internazionali. E arte, sopra e nonostante i tempi.
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“la stampa non può esistere senza che l’artista faccia uso dei propri occhi e del proprio cervello..che è una ragione per cui gli artisti incisori oggi riescono a esprimere il genio artistico del popolo giapponese in modo più creativo rispetto qualunque altro collega…” (Chisaburō Yamada, 1967)

Il corpus delle incisioni di proprietà dell’Istituto Giapponese di Cultura, oggi in mostra, è per lo più costituito da opere degli anni sessanta-settanta, caratterizzate da un altissimo livello tecnico mutuato, anche, dalla tradizione autoctona dell’ukiyo-e, da un linguaggio flat, dai colori sgargianti e dai contenuti cosmici, in una reinterpretazione particolarissima, fluttuante e intimista, del Pop statunitense dei primi anni sessanta, ponte alle successive cosiddette “subculture” artistiche multimediali dilaganti nel Paese da fine millennio ad oggi, in un affascinante paradosso culturale dove non soltanto la concezione corporativa della bottega incisoria tradizionale rivive trasformandosi nell’avveniristica “factory” del mondo globalizzato e assimila, nel frattempo, brandelli di occidente di cui non resterà traccia in superficie; ma, anche, dove l’ultra-contemporaneo Takashi Murakami è libero di sostenere che l’arte del terzo millennio in Giappone, più sembra superficiale, più è profonda. (Marcella Cossu)
 
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