L’arte del futuro si fa con i dati 3080 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
20/05/2018
Fotografare Cuba. A Novembre, via al workshop di Viaggiemete
20/05/2018
Sulla strada giusta, con il nostro nuovo Navigatore dell'arte
19/05/2018
Non è estate se non hai il materassino di Cindy Sherman e il telo di Yayoi Kusama
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

L’arte del futuro si fa con i dati

   
 Nei giorni dello scandalo Cambridge Analytica, nasce a Roma il polo di Arte e Dati “HER: She Loves Data”, un nuovo punto di riferimento fra arte, scienza e tecnologia Valentina Muzi 
 
L’arte del futuro si fa con i dati
pubblicato

Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, ingegnere robotico, hacker, TeD e Eisenhower Fellow lui; esperta di comunicazione e inclusione digitale e cyber-ecologista lei, promuovono una visione del mondo in cui l’arte è il fil rouge tra società, politica, scienza e digitalizzazione. Insegnano Near Future e Transmedia Design presso l’ISIA di Firenze e l’Università La Sapienza di Roma. Oggi ci raccontano di "HER: She Loves S. Lorenzo”, il primo festival di quartiere, nella Città Eterna il 7 e 8 aprile prossimi, dedicato all’arte, ai dati e alla cultura dei dati, promosso dal centro di ricerca HER – Human Ecosystems Relazioni.
"HER: She Loves S. Lorenzo”, un progetto di matrice urbana, creativo e intenso, incentrato sul rapporto tra arte e relazione dei dati. Come è nata questa iniziativa?
«Il nostro centro di ricerca, HER (Human Ecosystems Relazioni) si occupa di dati come artefatto culturale. Vilém Flusser, negli scritti sul design, descriveva la cultura come "la somma delle cose che le persone fanno e usano”. Oggi, la quasi totalità delle cose "che facciamo e usiamo” hanno implicazioni digitali, e producono dati. Quindi il "dato”, da questione tecnica/tecnologica diventa questione culturale. Il che è un cambio completo di paradigma, perché vuol dire anche che cambia "cosa” è dato, e "come” si usa, "chi” lo produce e utilizza, "quando” viene prodotto e utilizzato, "perché” esiste in queste forme, e così via. Tutte queste cose hanno implicazioni enormi: psicologiche, emozionali, relazionali, politiche. Ci troviamo davanti a una sfida esistenziale, che insiste sul senso della vita, non a una sfida tecnica o tecnologica. In questo scenario, quindi, non ci si può limitare a progettare interventi in modo "tecnico”, non basta la logica del servizio "efficiente” nell’affrontare il bisogno; è necessario confrontarsi con il dominio dell’aspirazione, dell’immaginazione, della sensibilità. È a tutti gli effetti una questione estetica, in senso greco, che riguarda il dominio della percezione, della possibilità, della sensibilità. Partendo da queste considerazioni abbiamo deciso di affiancare al corpo principale del centro di ricerca un’altra entità, che attua queste dinamiche in modo sistematico: si chiama "HER: She Loves Data”, e ambisce a diventare un polo di attrazione sulle connessioni tra Arte e Dati. "HER: She Loves S. Lorenzo” è la prima iniziativa di questa nuova entità: il primo festival di quartiere su Arte e Dati, in cui l’intero quartiere romano si mobilita per esplorare le implicazioni di cui parlavamo, e si unisce in una conversazione per trovare quali sono le nuove domande che, nel contemporaneo, sono in grado di generare senso. In un momento storico in cui siamo così fragili ed esposti (basti pensare ai recenti esempi di Facebook e Cambridge Analytica), questa è una azione di primaria importanza».

null
Mosaico Torino–Dead Photo Working - 2015

Come comunicano tra di loro identità locali e digitalizzazione? 
«Noi analizziamo questa condizione dal punto di vista dell’ubiquità, ma anche da quella della "carne e del sangue”. Da questo punto di vista è possibile sia rendersi conto di come sia cambiato il nostro senso del luogo, della posizione, dell’essere presenti, attenti, "reali” e "fisici”, sia non cadere nel tranello dell’onnipotenza digitale. Ci muoviamo costantemente su più piani, digitali, fisici e ibridi. I piani si miscelano continuamente, come ben sanno le persone che, seguendo le indicazioni del navigatore digitale, finiscono in un fosso perché si sono fidate di più del dispositivo rispetto a quanto vedevano coi loro occhi. Le geografie, oggi, sono esse stesse diventate a più strati, ed è cambiato il nostro concetto stesso di visibilità. Guardiamo le nostre città, i nostri territori e le nostre relazioni attraverso i motori di ricerca, che ci mostrano le informazioni usando logiche commerciali, finanziarie, politiche. Quali sono le implicazioni? È, forse, ancora troppo presto per dirlo. Ciò che è ovvio, invece, è che la completa chiusura e mancanza di trasparenza di queste politiche di accessibilità e usabilità dell’informazione intaccano profondamente i diritti fondamentali degli esseri umani e della loro possibilità di espressione e di comprensione del mondo. Ecco, se negli anni ‘90 era il momento di essere entusiasti della possibilità offerte dalla rete in termini di moltiplicazione del sé, di creazione di identità collettive, di hacking del reale, del villaggio globale e di tutte quelle cose che ci hanno fatto tanto sperare; ora è il momento di pensare a come costruire senso, sensibilità, società, solidarietà. Siamo nel disastro, nel dis-astro, nella mancanza di stelle per orientarsi, ed è ora di ritrovarle».

null
One Avatar

Quali appuntamenti prevede il festival?
«Il festival prenderà la forma di una passeggiata nel quartiere di San Lorenzo. Si inizia il pomeriggio del 7 aprile prossimo, dalla sede di HER, in via di Porta Labicana 17, per la presentazione di tre lavori che ragionano sui dati provenienti dai social network e dal corpo umano, "10 Minutes in Detroit”, "OneAvatar” e "#MosaicoTorino”, con gli autori a raccontarli (noi i primi due, Alessandro Ottenga il terzo). Poi sarà il turno dell’anteprima della conferenza "Data Driven Innovation”, con Alessandro Ranellucci. Continuando, alla galleria Rossmut, si svolgerà la presentazione di "Accelerator”, un’opera che racconta come l’innovazione scientifica "acceleri” il linguaggio umano, contaminandolo, aggiungendo parole, modi di dire e immaginari: introdurrà Michela Santoro. Al RUFA Space, sopra il Pastificio Cerere, esploreremo, invece, i Big Data e l’estetica della complessità, con Arianna Forte, Valentino Catricalà, Elena Giulia Rossi e Marco Stancati. Ultimo evento della serata del 7, al Cinema Palazzo, insieme a Circuiterie, la performance "BodyQuake” con la collaborazione tra HER, Fondazione Neuromed, AOS (Art is Open Source), Francesca Fini, Flyer Communications, a cura di Arianna Forte. Chiuderà una discussione sulla performance da parte degli autori, e un quartetto di strumenti elettronici in partitura aperta a opera di Circuiterie (Adriano Lanzi, Ascanio Borga, Tiziana Lo Conte, Gianluca Natanti). La giornata dell’8 aprile sarà all’insegna dell’Intelligenza Artificiale. Ad ESC Atelier, nel pomeriggio, sarà proiettato in anteprima il video "Dolore. Il limite dell’Intelligenza Artificiale”, con il filosofo Aldo Masullo, originato dalla "Sfida 9: l’Essere Umano”, introdotta da HER nel libro bianco sull’Intelligenza Artificiale prodotto dall’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale). E, a seguire, una tavola rotonda e dibattito aperto con l’editore Luca Sossella, il filosofo Lucio Saviani, l’esperto di IA Guido Vetere, l’artista, robotico e psicologo, Luigi Pagliarini e l’umanista informatico Stefano Capezzuto».

Valentina Muzi 


 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di Valentina Muzi
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
 

Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram