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Quel gran genio di Bernini

   
 Ancora qualche giorno per scoprire, a Villa Borghese, l'arte di un Maestro eterno. Con grandi prestiti internazionali e un percorso che non ne celebra solo la scultura, anzi Luca Liberatoscioli 
 
Quel gran genio di Bernini
pubblicato

Una mostra su Gian Lorenzo Bernini alla Galleria Borghese celebra il ventennale dalla riapertura con una suggestione particolare: il rapporto tra l’artista e Scipione Borghese, così come quello tra le sue opere e il gioiello architettonico voluto dal cardinale, è così profondo che questo luogo sembra essere il contenitore naturale dei capolavori del grande maestro. È davvero difficile immaginare una location migliore.
Una considerazione che rende ancor più affascinante questa rassegna monografica, intitolata semplicemente Bernini: in questo caso infatti, basta solo il cognome come garanzia assoluta. Fino al 4 febbraio sarà possibile rivivere la straordinaria epopea berniniana attraverso una ricca serie di capolavori: una solenne celebrazione della grandezza di un gigante. E in questo caso il nome illustre che campeggia nel titolo, non è soltanto un espediente, privo di contenuto, utile a richiamare il grande pubblico, uno specchietto per le allodole sempre più frequente nell’ambito dell’organizzazione di mostre; bensì preannuncia un’occasione, difficilmente replicabile, di ammirare una settantina di opere nate dalla felicissima mano dell’artista. Infatti, accanto al nucleo, già cospicuo, appartenente alla Galleria Borghese, molte altre ne sono arrivate in prestito da diversi musei tra cui il Louvre, la National Gallery e i Vaticani: una parte preponderante del corpus berniniano è stato riunito per l’occasione. 

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Gian Lorenzo Bernini ,Ratto di Proserpina, Marmo, 255x109cm, Roma, Galleria Borghese

Per il museo è anche l’occasione per inaugurare, nel miglior modo, la nuova partnership con la maison Fendi, che per i prossimi anni contribuirà allo sviluppo di nuovi progetti artistici. 
Il tema dell’esposizione è incentrato sul rapporto tra il luogo e la scultura di Bernini e si snoda attraverso delle aree tematiche che descrivono esaustivamente la sua parabola artistica, dall’apprendistato presso il padre Pietro fino ai rapporti con Luigi XIV, toccando fondamentalmente tutte le espressioni principali del talento di Bernini: oltre la scultura, la pittura, la realizzazione di grandi scenografie teatrali e poi i bozzetti in creta, i progetti urbanistici, i grandi crocifissi di bronzo. 
La teatralità è proprio l’elemento che caratterizza la mostra, fin dall’inizio nel maestoso salone d’ingresso con gli affreschi settecenteschi di Mariano Rossi: una serie di sculture sono disposte come se fossero su un palcoscenico e a fare gli onori di casa c’è la Verità svelata dal Tempo, un’opera particolare, che Bernini eseguì per se stesso tra il 1646 e il 1652, tenendola in casa: attraverso questa allegoria, l’artista voleva difendersi da quelle che riteneva calunnie, provenienti da alcuni esponenti della corte papale, soprattutto alla luce di alcuni progetti architettonici non andati a buon fine come i campanili per la basilica di San Pietro. A pochi metri, è possibile ammirare la Santa Bibiana, commissionata nel 1624 da papa Barberini per l’omonima chiesa dell’Esquilino, per la prima volta esposta in un altro luogo. La statua, restaurata per l’occasione, è una delle prime committenze a carattere religioso, dove l’artista mostra la sua giovanile, seppur già magistrale, capacità di lavorare con il marmo, modellandolo a suo piacimento. Un’altra opera particolarmente interessante è l’Ares Ludovisi: si tratta di una copia romana del II secolo avanti Cristo, da un originale greco del IV, che Bernini restaurò, aggiungendo però anche un piccolo putto tra le gambe del dio greco, come firma personale. Era consuetudine diffusa tra gli artisti di secondo piano, quella di restaurare manufatti antichi e il motivo per cui lo fece anche il giovanissimo Gian Lorenzo, per altro già una celebrità, sta nel fatto che la statua apparteneva al potente cardinal Ludovisi, nipote di papa Gregorio XV. 

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Gian Lorenzo Bernini, David, 1623-24, marmo, 170 cm (Galleria Borghese, Roma) 

Il percorso espositivo si snoda attraverso le sue straordinarie sculture e davvero poco si potrebbe aggiungere con le parole alla contemplazione dell’Apollo e Dafne, del David o del Ratto di Proserpina
Un elemento peculiare di questa mostra è invece la possibilità di ammirare un nutrito numero di ritratti dipinti dall’artista. La pittura è spesso trascurata quando si pensa a Bernini: questa esposizione è l’occasione per chiarire anche ai non esperti, l’altissima qualità con cui Gian Lorenzo si è cimentato in questa disciplina. La possibilità di osservare da vicino e tutti insieme, quadri come il San Sebastiano, in collezione privata, o uno dei suoi ritratti (e autoritratti) consente al visitatore di conoscere anche questo aspetto dell’artista: e non sarà difficile cogliere gli elementi caratterizzanti. Da persona geniale qual era, prese gli elementi migliori dai più grandi del momento, dando vita con il suo talento ad uno stile originale: da Caravaggio il chiaro scuro, sfrondandolo della drammaticità propria dell’artista lombardo, e dalla scuola bolognese l’impostazione classica e vigorosa della figura. 
Un’altro motivo di interesse è l’aver riunito i due crocifissi di bronzo provenienti dall’Escorial e da Toronto, dando vita ad un dialogo molto suggestivo. Il primo è anche l’unica opera di Bernini che fu commissionata per l’estero e che lasciò l’Italia con l’artista ancora vivente. 
È una mostra talmente ricca, sotto ogni punto di vista, che ogni visitatore non potrà che trovare spunti originali di riflessione, tanto è poliedrica la carriera di Gian Lorenzo. Si potrà preferire la serie di busti ufficiali, oppure la sala con i bozzetti preparatori per le fontane romane, o ancora la sezione con le primissime opere relative alla fase adolescenziale, dalle quali è evidente già il suo indiscutibile talento. Sarebbe forse stato interessante inserire anche qualcosa sull’aspetto psicologico di quest’artista, non sempre così lineare e "brillante” come egli stesso volle far trasparire nelle sue biografie, ma resta enorme merito di questo lavoro alla Galleria Borghese, che è quello di celebrare in maniera perfetta l’arte, attraverso uno dei più grandi geni di sempre. 

Luca Liberatoscioli

 


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