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Dieci anni per pensare l'arte

   
 Una rassegna lontana dal tempo sincopato dell'art world, vicina alla cittadinanza, ai temi della tutela delle opere, e “green”. Bentornati allo Skulptur Projekte di Münster
 Valerio Dehò 
 
Dieci anni per pensare l'arte
pubblicato

A 100 chilometri a Nord di Düsseldorf, nella pianura del basso Reno che si allunga verso il Mare del Nord, sorge la città di Münster, largamente ignota ai più ma particolarmente cara al mondo dell’arte per Skulptur Projekte. Le stesse guide turistiche ricordano che la parola Münster deriva dal latino monasterium e i mostri non centrano nulla, e sottolineano che vi fu firmata la pace di Vestfalia che nel 1648 pose fine alla Guerra dei Trent’anni tra nazioni cattoliche e nazioni protestanti. La placida Münster però ha avuto nella sua storia, un altro sussulto. Nel 1970 un artista statunitense chiamato George Rickey volle donare una sua scultura cinetica alla città, ma il consiglio comunale cortesemente rifiutò. Allora il direttore del Westfälisches Landesmuseum, Klaus Bussmann, pensò bene di iniziare un ciclo di conferenze e dibattiti sul tema dell’arte pubblica per far digerire ai concittadini l’arte contemporanea e svecchiare l’aspetto rurale della città. 

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Nel 1977 nasce lo Skulptur Projekte con nove artisti che si sono confrontati con le strade, i parchi, e in generale con il territorio urbano della città tedesca. Nel corso di questi 40 anni sono diventate 35 le installazioni che sono rimaste in permanenza, e per questo oggi Münster è la storia della public art nel mondo. La cadenza decennale della manifestazione, così distante dai tempi sincopati dell'art world, dà un respiro diverso e particolare al progetto perché prevede che ogni opera prodotta nasca da un’attenta e laboriosa discussione locale con le istituzioni, gli amministratori e ovviamente il pubblico. In fondo a Skulptur Projekte interessa poco la stretta attualità. L’idea di una città come museo contemporaneo diffuso nasce comunque con l’intenzione di coniugare passato, presente e futuro in un’unica dimensione. 

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Questa quinta edizione è diretta da un’icona dell’arte tedesca, Kaspar König, con Britta Peters, curatore free-lance, Marianne Wagner, curatore d’arte contemporanea presso la LWL-Museum für Kunst une Kultur di Münster, sede di riferimento della manifestazione, e Imke Itzen, presente al Skulptur Projekte dal 2007. König è un giovane nato nel 1943 e ha contribuito a creare anche la prima edizione della manifestazione di Münster, oltre a essere stati direttore del Museo Ludwig di Colonia per 12 anni e aver diretto la decima Manifesta nel 2014. König insomma è la coscienza e la memoria di Skulptur Projecte, per cui questa quinta edizione è anche un ritorno alle origini. 

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Si apre al pubblico il 10 giugno, e saremo in loco a raccontarvela, in contemporanea con dOCUMENTA a Kassel, e la novità tematica quest'anno è rappresentata dal tema del corpo in rapporto non solo alla scultura ma soprattutto agli spazi urbani. Del resto tutta l’arte greca parte dai rapporti matematici del corpo umano idealizzato e li trasferisce nella scultura e nell’architettura. Oggi la relazione si sviluppa proponendo artisti che operano in attività performative come Alexandra Pirici o Xavier le Roy in collaborazione con Scarlett Yu, e va letta nel progetto generale come risposta alla scomparsa della materialità nell’universo digitale. Sarà evitato, anche stavolta, l'effetto festival: gli artisti hanno sviluppato lavori di carattere pubblico-comportamentale o creando situazioni performative con professionisti che poi opereranno nelle 17 settimane di apertura di Skulptur Projekte. La Pirici è partita dalla pace di Vestfalia per rapportarsi con la situazione politica di oggi, Hito Steyerl si occupa dello straniamento che avviene nell’epoca digitale dell’industria 4.0, mentre Pierre Huyghe ha lavorato sul confine tra naturale e artificiale usando il concetto di dissoluzione per ripensare alla base l’idea di scultura. La presenza italiana è affidata a Lara Favaretto che dal 2009 sta realizzando il suo progetto di Monumenti momentanei che rifiutano la permanenza, ma accettano il principio di porsi come duraturi per una breve eternità. Importante il lavoro del britannico Jeremy Deller sulle associazioni di giardinieri che tengono dati quotidiani sul proprio lavoro e sulla funzione sociale del green come luogo di dibattito e di confronto. Saranno piantati semi di Davidia involucrata originaria della Cina, che impiega giusto dieci anni a svilupparsi e dare fiori. 

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Ma Münster è anche conservazione, restauro delle installazioni che sono state realizzate nelle edizioni passate. Alla fine al di là dei temi proposti e dei 35 artisti invitati, sono state recuperate le opere di Rebecca Horn (1987/1997) e di Dan Graham (1997) aprendo un dibattito sul tempo e su quanto sia giusto o meno conservare quello che gli anni disfano. In fondo questa è Skulptur Projekte: costruire attraverso la scultura, nel senso allargato teorizzato da Rosalind Kraus, un patrimonio pubblico che dà forza e identità ad un territorio e a una comunità. Senza contare che tutto, molto al passo coi tempi, si vede utilizzando la bicicletta. Perché l’intera città diventa un territorio di scoperta e di dialogo con l’arte. 

Valerio Dehò

In home page: Thomas Schütte, Kirschensäule, 1987, in permanenza in Stadt Münster, Skulptur Projekte Münster 1987, Foto: LWL-Museum für Kunst und Kultur / Rudolf Wakonigg
In alto: Isa Genzken, Ohne Titel, 2007, 12 Oggetti in materiali differenti collocati in Platz an der Liebfrauen-Überwasserkirche, Skulptur Projekte 2007, Foto: LWL-Museum für Kunst und Kultur / Roman Mensing
 


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