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Napoli-Afragola. La stazione che non c'è

   
  mario francesco simeone 
 
Napoli-Afragola. La stazione che non c'è
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Uscita da Napoli in direzione Nord-Ovest verso Caserta. La E45 attraversa edifici, capannoni, prefabbricati, condomini, un’alternanza di vuoti e pieni funzionali che si estende dal centro di Napoli fino alle estreme propaggini della provincia. Plinio il Vecchio identificava la zona dei Regi Lagni come Campania Felix, campi coltivati che riportano ancora la metrica delle antiche mietiture latine, ritagliati tra i quartieri della sconfinata città metropolitana. E poi Agip, Repsol, Esso, insegne spente di distributori abbandonati, a metà tra l’estetica di un film di Carpenter e Las Vegas descritta da un Robert Venturi postatomico, spezzoni di altre strade interrotte, progetti rimasti sul disegno e mai terminati, immissioni tronche che animano la carreggiata con elementi di sospensione, il segmento ondulato e metallico del guardrail impedisce l’accesso. In questo paesaggio di cose in attesa, un ipotetico treno, viaggiando sulla linea ferroviaria alta velocità Roma-Napoli, potrebbe fermarsi nella stazione di Napoli-Afragola. Dal 1990, quattro inaugurazioni di cantiere, fino al 2003, anno in cui venne ufficialmente accettato il progetto di Zaha Hadid.

Veduta dell'area da Google Maps
Quarantamila metri quadrati distribuiti su quattro livelli, cinquemila metri di vetrate, calcestruzzo, mezzi pesanti, appalti, sub appalti, forniture obbligate e sessanta milioni di euro, per arrivare all’attuale stato dei lavori. Data di consegna, giugno 2017. «La nuova stazione – dice Domenico Tuccillo, sindaco di Afragola, che da anni, nelle interviste, ripete le stesse parole – non può rimanere lì come un’astronave abbandonata nei campi», scenografia di un film di fantascienza, figura sfondo dell’incontro tra esseri umani e qualche entità estranea. Ma la stazione non va in nessuna direzione, è un’apparizione isolata e immobile che proietta la sua presenza sui terreni pianeggianti, prima agricoli e poi destinati a usi diversi, per lo più lavori abusivi e controllati da organizzazioni malavitose. È Il Fatto Quotidiano a riportare il nome dei Moccia, plenipotenziari della zona, mentre su CNN Style la stazione viene annoverata tra le costruzioni più attese dell’anno. «È una delle strutture più coerenti con il linguaggio di Hadid, insieme al MAXXI e alla Stazione Marittima di Salerno», mi dice Mario Coppola, che ha lavorato nel suo studio londinese. Ci vuole un occhio abituato per leggere la persistenza della sintassi fluida di Hadid anche in queste strutture nude, immobili, attraversate da gru e argani, un corpo già antico prima ancora di essere nato. 



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