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Cacio, calcio e altre storie estive, al concorso dei 500

   
  mario francesco simeone 
 
Cacio, calcio e altre storie estive, al concorso dei 500
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Il passaggio dal sonno alla veglia è stato un lungo momento soffuso durante tutta la notte, un transito tra stati più o meno coscienti, durato fino alle prime luci del mattino. La finestra aperta lascia filtrare vaghi sentori di una afosa alba di fine luglio, molecole di realtà incipiente che si sovrappongono a quelle oniriche, ma non meno presenti, della frizzante salsedine di una bianca spiaggia sul mar Ionio e a quelle degli olii essenziali del pino mugo, i cui boschi odorosi si diffondono sulle scoscese pareti alpine. Le fantasticherie del risveglio dipingono gli arabeschi delle vacanze, schemi tracciati dall’incrocio tra codici psichici e segnali di una realtà appena affiorante, un garbuglio totemico delle ferie innalzato tra memoria individuale e immaginario collettivo. Una parte di me ricorda la cena di poche ore prima e ammette tristemente di aver ingerito una porzione troppo abbondante di cacio e pepe. Un’altra piccola parte, quella latentemente sempre attiva e dedicata al calcio, sta già organizzando la corposa rassegna stampa dedicata alle ultime notizie del calciomercato, giustamente monopolizzato dal passaggio di Higuain dal Napoli alla Juventus. Giusto un po’ pesante ma veramente ottimo quel piatto di cacio e pepe, gustato al tavolo di una frequentata osteria romana, consigliata dall’amica che ci dà ospitalità per la notte. Qui lo cucinano con i tonnarelli, sfidando la tradizione che, a quanto si dice, impone gli spaghetti.

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, particolare

Sono nella Capitale e, insieme a me, in questa ultima settimana di luglio, altre 19.479 persone provenienti da ogni angolo della Penisola, tutte candidate al concorso, indetto dal Mibact, per l’assunzione a tempo indeterminato – caso più unico che raro, soprattutto in questo settore – di 500 funzionari con varie competenze e mansioni, dal restauro all’archeologia, passando per l’archivistica e la comunicazione. Il percorso di preparazione si è svolto seguendo due direzioni parallele: lo studio dei quiz della prova preselettiva e gli aggiornamenti sui gruppi di Facebook. Sulle 4600 domande del «quizzone», comprendenti elementi di diritto pubblico e amministrativo, di gestione dei beni culturali, di inglese e, certamente, di storia dell’arte, è stato scritto molto, principalmente criticando l’impostazione nozionistica. Il Giornale ha sfoggiato il consueto gusto per le figure retoriche complesse e parla di «concorso bufala», additando non solo gli strafalcioni presenti nelle risposte ma anche la pochezza intellettuale di alcuni quesiti. Anche su La Repubblica il tono è stato simile, le domande sono definite «irrilevanti» e si riporta questa casistica, con tanto di risposta più esatta delle altre: «Qual è l'unica opera di Giorgione che ha ancora la cornice originale? risposta giusta: chi se ne frega […] in quale cappella della città del Vaticano sono visibili i più famosi affreschi di Michelangelo? risposta: tu cosa dici?».

Giorgione, Ritratto di vecchia, particolare

Tomaso Montanari, sempre da La Repubblica, ha preferito spostare il tiro dal gioco su cosa sia più o meno giusto sapere, facendo riferimento alla carenza di posti disponibili in regioni chiave, come Campania, Calabria e Puglia. Sui media nazionali generalisti, i beni culturali occupano una buona parte del palinsesto, uno spicchio non esiguo e solitamente inserito tra le catastrofi e il gossip. Si parla un po’ meno delle persone che, di questi beni, dovrebbero occuparsene, funzionario è un sostantivo raramente utilizzato, in effetti è meno affascinante di turista, le cui tre sillabe sono molto più musicali e ben in rima con quell’ideale di villeggiatura, enfatizzata anche dal nome stesso del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Lo storico dell’arte, l’archeologo, l’archivista, il restauratore, il bibliotecario sono addomesticati dalle difficoltà, abituati al lavoro oscuro e quando le luci della ribalta finalmente si accendono, anche per motivi non proprio esaltanti, si risveglia quella vena, pur sottile, di piacere. Così, anche sui social network, tutti questi articoli rimbalzano dai gruppi chiusi ai profili aperti, sulle home page fioccano i confronti e i commenti, con critiche più che aspre al MiBACT, il ministero al quale l’eventuale prestatore di lavoro dovrebbe giurare fedeltà, e al Formez, il centro servizi che si occupa di assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle Pubbliche Amministrazioni e che ha organizzato le prove del concorso. 

Ironia sul web

Franceschini fa riferimenti a grandi opportunità e a segni di cambiamento ma nessuno sembra averli colti e 500 immissioni sono una goccia in un oceano, soprattutto pensando alla carenza di personale ormai diventata endemica, visto che quanti sono attualmente in servizio andranno in pensione nel giro di pochi anni. Insomma, tutti sono scontenti e fioccano meme, fotomontaggi e gif a carattere goliardico, incentrati sulla programmatica malignità ferale degli impiegati del dicastero e del Formez, entrambi rei di aver bandito un concorso difficile, astruso e dalla posta in gioco altissima, proprio in piena estate. Qualche utente indignato aizza gli altri a incrociare le braccia e a consegnare il foglio in bianco, uno sciopero universale dei candidati per invalidare le prove, forse prendendo a modello la leggendaria occupazione del cineforum capeggiata dal ragioniere più famoso del Belpaese. La maggior parte, però, non volendo o potendo aspettare altri dieci anni per il prossimo concorso, continua nella preparazione, che è molto faticosa per la memoria, a tratti snervante, forse deprimente ma può diventare l’occasione di rispolverare, anche se in superficie, alcune nozioni non più fresche. In fondo, è estate e il bicchiere è meglio vederlo mezzo pieno. 

All’alba del 28 luglio 2016, vedo il miraggio delle statistiche di Higuain aggiornate al luglio 2017, la media di gol e presenze sarà più alta della mia percentuale di risposte esatte, almeno secondo le simulazioni sostenute fino a questo momento. I dribbling ubriacanti dell’argentino, di tutti gli argentini più forti della storia del calcio, evaporano dal soffitto sul quale le ore notturne, pur così dilatate, non hanno lasciato alcuna traccia, la sua superficie torna bianca, liscia, solida, in definitiva poco significante. I cori del San Paolo, che conosco, e quelli della Bombonera, il mitico stadio del Boca Juniors, che non conosco, sfumano nello squillo acuto della sveglia.

Il padiglione della prova preselettiva

Dal quartiere in cui ci troviamo, la distanza per arrivare alla Nuova Fiera di Roma, sede scelta per le prove, non è breve ma la strada è quasi sgombra. Il caldo è già ingombrante e, con l’aria del G.R.A. che entra voluttuosamente dai finestrini abbassati, sembra quasi una partenza intelligente per Fregene o Ladispoli. Metto la freccia per l’uscita, supero qualche ampia curva e mi ritrovo di fronte alla spianata sulla quale si ergono gli edifici della Nuova Fiera di Roma. La struttura è stata inaugurata nell’aprile del 2006, su progetto di Tommaso Valle, «un avveniristico centro d’affari e di relazioni, meta turistica di fama internazionale», si legge sul sito. Mi aspettavo torpedoni di turisti accaldati, freneticamente concentrati sulle compatte, sulle reflex e sugli smartphone per trovare il punto di vista migliore per immortalare questo monumento del contemporaneo, invece ci sono solo gruppi di candidati dall’espressione stanca, preoccupata, divertita, fiduciosa. Le schiene di molti sono appesantite da zaini, presumibilmente stipati di libri, alcuni trascinano piccoli trolley, forse provenienti dalla Sicilia (8,98 % dei candidati), dalla Lombardia (6,29%) o dall’estero (1,01%). Luciana scende rapidamente dall’automobile e segue la corrente che si sta compattando verso l’entrata, mentre io vado in cerca di un parcheggio comodo, visto che dovrò aspettare il turno del pomeriggio.

Commercity

Proprio a pochi metri dalla Fiera, si estende un’altra grande attrazione, Commercity, la «Città del Commercio all’Ingrosso», ed è in questo luogo che decido di ingannare la lunga attesa. Entro in un padiglione, l’aria condizionata fortissima mi fa rabbrividire, mi dirigo verso il bar e prendo un caffè. Ci sono per lo più rappresentanti e titolari di negozi, persone che devono discutere di grossi quantitativi di merci da caricare su camion e furgoni. L’acquirente al minuto non è considerato, qui il tempo trascorso è inversamente proporzionale all’investimento di denaro, e la mia presenza potrebbe risultare fuori luogo ma non riesco a fare a meno di addentrarmi tra gli stand. La disposizione serrata degli oggetti, i colori smorti degli scaffali e dei banconi, i vestiti e la mimica dei commessi, la temperatura eccessivamente rigida, non invogliano a comprare nulla che non sia almeno moltiplicato per 100. I suoni metallici delle grucce che scivolano sugli appendiabiti non sono coperti da alcuna musica ma si accavallano in una sinfonia pantagruelica. Coerentemente con la destinazione d’uso, l’unica attenzione è rivolta alle grosse quantità. Qui la merce è veramente tale, non ha ancora assunto il simulacro della singolarità, del capo d’abbigliamento da provare dietro le tendine fruscianti del camerino, non c’è il frammento attraente ma una totalità che affascina per la sua compattezza, per la sua massa così evidente. Entro in qualche stand e vengo immediatamente pedinato dai commessi, la situazione non cambia nemmeno quando faccio cenno di voler solo dare un’occhiata. Capisco che è stato un errore ammettere la mia indifferenza, considerando il diverso approccio ai meccanismi di vendita, allora affretto il passo, simulando il presunto atteggiamento disincantato di chi deve scegliere non per estetica e non per se stesso. Attraverso vari negozi e la maggior parte sono occupati da vestiti e accessori economici che finiranno in negozi dai nomi esotici. L’insegna che reclama articoli sportivi attira la mia attenzione. Cappelli, borse, sciarpe e portafogli con le effigi della Roma, dell’Inter, del Milan e del Napoli, c’è tutto il kit ben identificabile del tifoso che qui, però, non crea separatezza ma forma una schermatura di colori indistinti oltre la quale Higuain potrebbe giocare simultaneamente in cinque squadre diverse, senza offendere nessun ultras.

Ritorno nella zona del bar, i cui tavolini, adesso, sono occupati dai candidati del pomeriggio, in attesa del proprio turno. Le pagine dei libri frusciano nei fascicolatori di plastica ad anelli, gli evidenziatori stridono sulla cellulosa e sull’inchiostro. Nel bar, la televisione, sintonizzata su un canale tematico, sta passando il notiziario sportivo, l’estate del calciomercato sarà lunga. 



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