Pioggia e curaticism. Ogni cosa cerca una relazione. 3151 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

Pioggia e curaticism. Ogni cosa cerca una relazione.

   
  mario francesco simeone 
 
Pioggia e curaticism. Ogni cosa cerca una relazione.
pubblicato

Sul marciapiede restano impronte liquide che si interrompono improvvisamente sulla superficie modulare delle pozzanghere. Camminare per Napoli mentre piove è un omaggio ai film d’azione, una sfida trasparente al destino. Sfidando il ciclone Zissi con due ombrelli temerari, Vittoria e io stiamo andando a piedi all’ex Asilo Filangieri, dov’è in programma il primo appuntamento del ciclo di incontri dedicati ai diversi mondi e approcci dell’arte contemporanea, a cura di Lucrezia Longobardi. Da febbraio a giugno, si alterneranno critici, storici dell’arte, artisti, curatori e galleristi, come Umberto Di Marino, Giorgio De Finis, Andrea Mastrovito, Eugenio Viola, Alessandro Bulgini e Christian Caliandro. Questa volta, l’ospite è il curatore e critico Alessandro Facente.

Alessandro Facente

Scendiamo lungo via Matteo Renato Imbriani, una strada stretta e ripida che unisce i quartieri collinari e il centro storico tagliando Materdei, un rione di collegamento topografico e storico. La zona più antica è a valle, costruita in epoca e stile rinascimentale, mentre gli edifici e parchi della parte alta sono espressione del liberty napoletano della prima metà del Novecento. In prossimità di Salita San Raffaele, il marciapiede si restringe e le mura dell’Ex OPG sembrano ancora più imponenti, una combinazione di cemento e inferriate che estende la prospettiva verso lo sconfinamento. L’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario Sant’Eframo era ospitato nel Monastero della Concezione, una struttura eretta nel 1572 come insediamento dei Francescani. Nel 1865 fu abbandonato dai religiosi e adibito a caserma, dal 1925 è stato manicomio giudiziario. Dichiarato inagibile nel 2000, è stato definitivamente chiuso nel 2008 e abbandonato a se stesso. Da circa un anno è stato riaperto da un collettivo composto in gran parte da studenti e, oggi, è sede di attività culturali e sociali, dal teatro popolare al laboratorio di scrittura creativa, dalla boxe allo hatha yoga. La zona delle celle, angusti corridoi che si intersecano tra cancellate e oblò rinforzati, è rimasta uguale. Gli internati hanno inciso sui muri scritte e segni, un tentativo di stabilizzare la loro presenza, destinata a perdersi tra diagnosi e analgesici. Continuiamo la discesa per via Francesco Saverio Correra, nella zona che, a Napoli, è comunemente conosciuta come Cavone. La discesa è ancora più ripida, la strada sempre più stretta e i palazzi si addossano l’uno all’altro, come un’articolazione iper-estesa di resistenze strutturali, spinte direzionali convergenti e relazioni umane. Spezie srilankesi e sughi mediterranei entrano in un piatto unico, balconi strettissimi affacciano su paesaggi invisibili di particolato. È primo pomeriggio, il cielo si sposta velocemente tra i ritagli squadrati del Cavone e non ci sono molte persone in giro.

Ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Materdei, Napoli

Finalmente arriviamo all’ex Asilo Filangieri, un palazzo storico risalente a fine Cinquecento, nel quartiere San Lorenzo, a ridosso del convento di San Gregorio Armeno. La struttura fu adibita a convitto per orfani nei primi anni del Novecento e venne chiuso dopo il terremoto del 1980. Prima restaurato in grande stile, in occasione del Forum delle Culture, poi nuovamente abbandonato, dal 2012 è sede di una «comunità eterogenea, mutevole, solidale e aperta di lavoratrici e lavoratori dell’arte, della cultura e dello spettacolo, in autogoverno», come si legge nella dichiarazione d’uso civico e collettivo. Non c’è da stupirsi per l’abbondanza di "ex edifici”, qui molte cose sono state qualcos’altro e continuano a cambiare consistenza, rimanendo molto simili. Così, una palafitta preistorica potrebbe assumere l’aspetto scintillante di un grattacielo alimentato a energia atomica, mantenendo nascosta la malferma struttura portante di legno e fango.  Alessandro Facente, nato ad Anzio nel 1982 ma perennemente in viaggio tra l’Italia, gli Stati Uniti e il Marocco, sta parlando della sua esperienza di «embedded curator», curatore incorporato, integrato, incastrato, incassato, immerso, e tutte le altre sfumature di significato definite puntualmente da wordreference.

The gam#1, NARS Foundation, New York

Certamente incorporato è il termine che meglio traduce la pratica portata avanti da Facente che, per evitare confusioni, ha coniato un neologismo preciso, «curaticism». Il curaticismo consiste nel far entrare l’attività curatoriale e il linguaggio critico nel processo di costituzione dell’opera, nella fase progettuale, prima che l’idea sia diventata corpo. Questa esperienza relazionale si costruisce gradualmente, in un dialogo diretto con l’artista, seguendone le idee attraverso i luoghi, e sfocia in mostre, testi, progetti, perché l’obiettivo consiste nel comunicare al pubblico la verità dell’opera, cioè cosa significa quella forma solidificata che vede su un piedistallo. Sviluppando questo segmento, è nato "The Gam”, un progetto di «spoken words exhibitions», mostre di parole parlate, sviluppato tra New York e Helsinki. In questi talk, gli artisti e i curatori aprono al pubblico il loro mondo immateriale fatto di relazioni, rapporti, spostamenti, più o meno coscienti. Un compito ontologico a dir poco, la cui guida spetta di diritto a questa figura di curatore militante, un curatore che, oltre ai concetti, non ha paura di impegnare anche la presenza fisica. Nel caso specifico, si tratta delle gambe, sicuramente affaticate per la salita sul Toubkal, la vetta da cui si vede tutto il Marocco, nell’ambito di "Atla(s)now”, progetto di residenza per artisti, iniziato nel 2011-2012 e proseguito fino a oggi, che ha visto la partecipazione di Angelo Bellobono, l’ideatore del progetto, Andrea Nacciarriti, Adam Vackar, Sara Ouhaddou, Safaa Erruas e Alessandro Bulgini.

Adam Vackar, Behaviour and ecology, atla(s)now, gennaio 2014

Fuori, la pioggia non conferma la sua proverbiale pazienza e preferisce instaurare un confronto diretto con la concretezza dei materiali edili, delle plastiche e delle epidermidi. Scrosci violenti, cateratte grondanti di ettolitri di acqua e di decibel assordanti agiscono sulle dimensioni verticali, orizzontali e interiori, scavando voragini nell’asfalto, incidendo in profondità le facciate dei palazzi, superando infissi e doppi vetri, facendo sussultare gli apparati uditivi.  



strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di mario francesco simeone
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
 

trovamostre
@exibart on instagram