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Un museo dell'altro mondo

   
 Spazio, pittura “domestica” e giovani artisti. Mescolate gli ingredienti e avrete una mostra da lode. Al Museo Ettore Fico di Torino matteo bergamini 
 
Un museo dell'altro mondo
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La mostra di Ettore Fico, al museo-fondazione a lui dedicato a Torino, inizia con una sezione intitolata Un mondo a parte. Ho avuto il piacere di visitare lo spazio in un pomeriggio di pieno sole, completamente solo, mentre tutto il restante mondo era calato dalle parti del Lingotto per Artissima. Ecco, il museo Fico è un mondo a parte, direi quasi trascendentale. Non ricordo, negli anni, di aver mai visto uno spazio così puro e luminoso (certo, merito del recupero del complesso industriale, ma quanto conta il contesto?) con una mostra, anzi due, talmente differenti da riuscire a dialogare all'unisono come amanti perfetti.
Se avete qualche perplessità circa la figura di Ettore Fico, torinese per eccellenza (un minore, si direbbe) probabilmente dovrete ricredervi. Non solo per l'allestimento rigoroso e allo stesso tempo fluido curato dal direttore della fondazione Andrea Busto, che ha radunato qualcosa come 250 opere mai mostrate al pubblico da oltre 100 collezioni private per lo più piemontesi (la collezione del museo conta quasi esclusivamente incisioni), ma soprattutto per un corpus vastissimo di opere nomadi, aliene, di un altro mondo. 

MEF, Museo Ettore Fico, Torino

E che raggruppate in questi due grandi corridoi mettono in scena quella che è la vera epifania dell'arte e della pittura. Quale? Il suo essere anarchica, sempre. L'andare oltre l'accademismo, la moda, la ruffianeria. Di essere stravagante, dirompente, non per posa ma per indole. Ettore Fico tocca tutte le correnti del Novecento, guardando all'Impressionismo, a Monet, al Puntinismo di